Gli antenati di Ottaviano - Svetonio, Vite dei Cesari, Augusto, 2-4

[2] Ea gens a Tarquinio Prisco rege inter minores gentis adlecta in senatum, mox a Servio Tullio in patricias traducta, procedente tempore ad plebem se contulit, ac rursus magno intervallo per Divum Iulium in patriciatum redit. Primus ex hac magistratum populi suffragio cepti C. Rufus. Is quaestorius CN. et C. procreavit, a quibus duplex Octaviorum familia defluxit conditione diversa. Siquidem Gnaeus et deinceps ab eo reliqui omnes functi sunt honoribus summis. At Gaius eiusque posteri, seu fortuna seu voluntate, in equestri ordine constiterunt usque ad Augusti patrem. Proavus Augusti secundo Punico bello stipendia in Sicilia tribunus militum fecit Aemilio Papo imperatore. Avus municipalibus magisteriis contentus abundante patrimonio tranquillissime senuit. Sed haec alii; ipse Augustus nihil amplius quam equestri familia ortum se scribit vetere ac locuplete, et in qua primus senator pater suus fuerit. M. Antonius libertinum ei proavum exprobrat, restionem e pago Thurino, avum argentarium. Nec quicquam ultra de paternis Augusti maioribus repperi. [3] C. Octavius pater a prinipio aetatis et re et existimatione magna fuit, ut equidem mirer hunc quoque a nonnullis argentarium atque etiam inter divisores operasqe compestris proditum; amplis enim innutritus opibus, honores et adeptus est facile et egregie administravit. Ex praetura Macedoniam sortitus, fugitivos, residuam Spartaci et Catilinae manum, Thurinum agrum tenentis, in itinere delevit, negotio sibi in senatu extra ordinem dato. Provinciae praefuit non minore iustitia quam fortitudine; namque Bessis ac Thracibus magno proelio fusis, ita socios tractavit, ut epistolae M. Ciceronis exstent quibus Quintum fratrem eodem tempore parum secunda fama proconsulatum Asiae administrantem, hortatur et monet, imitetur in promerendis sociis vicinum suum Octavium. [4] Decedens Macedonia, prius quam profiteri se candidatum consulatus posset, mortem obiit repentinam, superstitibus liberis Octavia maiore, quam ex Ancharia, et Octavia minore item Augusto, quos ex Atia tulerat. Atia M. Atio Balbo et Iulia, sorore C. Caesaris, genita est. Balbus, paterna stirpe Aricinus, multis in familia senatoriis imaginibus, a matre Magnum Pompeium artissimo contingebat gradu functusque honore praeturae inter vigintiviros agrum Campanum plebi Iulia lege divisit. Verum idem Antonius, despiciens etiam maternam Augusti originem, proavum eius Afri generis fuisse et modo unguentariam tabernam modo pistrinum Ariciae exercuisse obicit. Cassius quidem Parmensis quadam epistola non tantum ut pistoris, sed etiam ut nummulair nepotem sic taxat Augustum: Materna tibi farinast ex crudissimo Ariciae pistrino: hanc finxit manibus collybo decoloratis Nerulonensis mensarius.

Possibile ritratto di Gaio Ottavio (Palazzo Massimo alle Terme, Roma)

2 Questa famiglia, che il re Tarquinio Prisco aveva ammesso al Senato tra quelle di secondo rango e che poi Servio Tullio aveva elevato al patriziato, con il passare dei secoli ritornò plebea, quindi, dopo un lungo intervallo, fu reintegrata nella sua antica dignità dal divino Giulio. Il primo dei suoi membri ad ottenere una carica con il suffragio del popolo fu C. Rufo. Costui, divenuto poi questore, ebbe due figli, Gneo e Caio: essi diedero vita a due rami della famiglia degli Ottavii, che ebbero destini diversi. Gneo e tutti quelli che discesero via via da lui esercitarono le più alte cariche, mentre Caio e i suoi discendenti, vuoi per caso, vuoi volontariamente, rimasero nell'ordine equestre fino al padre di Augusto. Il bisavolo di Augusto, durante la seconda guerra punica, servì in Sicilia come tribuno militare agli ordini del comandante Emilio Papo. Il nonno si limitò alle cariche municipali e visse la sua vecchiaia felicemente, con un cospicuo patrimonio a disposizione. Queste notizie, tuttavia, ci vengono da altre fonti, perché Augusto dice semplicemente di venire da famiglia equestre, antica e agiata, nella quale il primo senatore fu suo padre. Marco Antonio gli rimproverava di aver avuto come bisavolo un liberto, un funaiolo della contrada di Turi, e per nonno un agente di cambio. Di più non ho potuto sapere sugli antenati paterni di Augusto. 3 Caio Ottavio, il padre di Augusto, godette, nella sua giovinezza, di un notevole patrimonio e di un'alta considerazione, e mi stupisce il fatto che alcuni lo facciano passare per un agente di cambio e lo annoverino persino tra gli operatori e i mediatori delle lotte elettorali. Allevato infatti nell'agiatezza, ottenne facilmente le cariche pubbliche e le svolse abilmente. Dopo la pretura, ebbe in sorte la Macedonia e mentre vi si recava, sgominò, in virtù di un incarico straordinario affidatogli dal Senato, i resti delle bande di Spartaco e di Catilina che infestavano il territorio di Turi. Governò la provincia con giustizia non inferiore al coraggio: infatti sbaragliò in una grande battaglia Bessi e Traci e trattò così bene gli alleati che Cicerone, nelle lettere che ci sono pervenute, consiglia e raccomanda a suo fratello Quinto, proprio allora proconsole scarsamente apprezzato dell'Asia, di prendere come esempio il suo vicino Ottavio per farsi ben volere dagli alleati. 4 Al ritorno dalla Macedonia morì improvvisamente, prima ancora di poter porre la sua candidatura al consolato; i figli superstiti erano Ottavia maggiore, che aveva avuto da Ancaria, Ottavia minore e Augusto, che gli erano nati da Atia. Costei era figlia di M. Atio Balba e di Giulia, sorella di Cesare. Balbo, i cui avi paterni erano originari di Ariccia e la cui famiglia vantava numerosi senatori, aveva, per via di madre, stretti legami di parentela con Pompeo Magno. Dopo aver esercitato la pretura, fece parte della commissione di venti magistrati che divisero tra i plebei il territorio di Capua, in forza della legge Giulia. Ecco perché Antonio, estendendo il suo disprezzo anche agli ascendenti materni di Augusto, gli rinfacciava che il suo proavo era di origine africana e aveva esercitato ora il mestiere di profumiere, ora quello di fornaio. Anche Cassio parmense, in una sua lettera, rimproverava ad Augusto di essere nipote non solo di un fornaio, ma anche di un cambiavalute con queste parole: 'La tua farina materna proviene dal più grosso mulino di Ariccia ed è stato un cambiavalute di Nerulo a impastarla con le sue mani sporche del denaro che cambiava.'

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